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Area di progetto: Ricerca e della qualità della vita

 

Acquedotto del Triglio: un bene culturale da conoscere, valorizzare, tutelare.

 

 

 

 

 

 

 

 

Analisi microbiologiche e chimiche delle acque

 

 

ANNO SCOLASTICO 2004/2005

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Notizie storiche

 

 

Analisi Microbiologiche

 

Analisi Chimiche

 

Fotogallery

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Analisi Microbiologiche

 

 

 

 

 

 

Referente Prof.ssa Antonia Fornaro

 

Insegnanti partecipanti

Prof.ssa A. Fornaro

Prof.ssa T. Gianfreda

Prof.ssa E. Tamma

 

 

Classi Partecipanti

classe 4 sez.A/TCB

classe 5 sez. A/TCB

 

 

anno scolastico 2004/2005

 

 

 

 

 

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Introduzione

 

Aspetti generali: microbiologia delle acque destinate al consumo umano

 

L’acqua durante il suo ciclo fisico e biologico nella biosfera diviene anche un mezzo di trasporto di sostanze patogene per l’uomo.

L’origine dell’inquinamento delle acque può essere naturale o associata alle attività domestiche, agricole ed industriali dell’uomo.

Le acque superficiali, spesso destinate al consumo umano, diventano il contenitore ultimo di molteplici inquinanti chimici e biologici e quindi fonte di rischio per la collettività. Alcuni  microrganismi possono risultare patogeni per l’uomo. Essi arrivano al corpo idrico attraverso le feci e le urine di portatori infetti. Quelli trasmessi con maggiore frequenza sono responsabili di gravi patologie batteriche ( tifo, dissenteria, colera).

Possono incidere sullo sviluppo batterico caratteristiche fisico-chimiche dell’acqua: la carica microbica, infatti, cresce con l’aumentare della durezza dell’acqua ed ad un pH minore di 8, mentre diminuisce con lo scendere della temperatura fino ad azzerarsi a 4°C.

Dopo questa premessa nel prosieguo del lavoro si descrive come nel laboratorio sono state eseguite una serie di analisi quantitative e qualitative per la determinazione della potabilità delle acque dell’acquedotto del Triglio.

Si sono seguite le direttive del D.P.R. 236/88, in attuazione della Direttiva CEE 80/778.

I prelievi sono stati effettuati con rigorose precauzioni, in modo da evitare tutte le possibili contaminazioni accidentali.

Nel mese di gennaio è stato eseguito un prelievo a monte dell’acquedotto ed uno a valle; un secondo prelievo sempre negli stessi siti considerati, è stato fatto nel mese di aprile; questo per un confronto dei dati in situazioni fisiche-microbiologiche diverse.

Gli esami batteriologici, come da D.P.R., effettuate sulle acque dell’acquedotto del Triglio sono:

 

q       Conta microbica totale

q       Colimetria (ricerca del numero presuntivo dei Colibacilli)

q       Streptococcometria ricerca del numero presuntivo degli Streptococchi fecali)

q       Determinazione degli anaerobi sporigeni (Clostridium)

q       Ricerca della Salmonella

q       Ricerca dello Stafilococco patogeno

 

 

 

Nozioni generali sui microrganismi inerenti la ricerca di laboratorio microbiologico

 

 

Coliformi

 

I coliformi sono batteri Gram negativi, a morfologia bastoncellare, aerobi-anaerobi facoltativi, non sporigeni, in grado di fermentare il lattosio con produzione di acido e di gas entro 48h dall’incubazione a 32-37°C (coli totali), a 44,5°C ( coli fecali).

Comprendono i  generi Escherichia, Klebsiella, Enterobacter e Citrobacter.

Con la loro presenza nelle acque, i coliformi si comportano come spie (markers) ovvero quali indicatori di inquinamento fecale, segalando il rischio potenziale della contemporanea presenza di enterobatteri patogeni a locazione intestinale (Salmonella e Shigelle), virus, o altri microrganismi patogeni di non facile individuazione mediante esami specifici.

La presenza di germi di origine fecale indica che l’acqua, anche se non contiene agenti patogeni al momento dell’analisi, li potrà contenere in seguito.

Nelle acque potabili i coliformi dovrebbero essere assenti.

 

 

Streptococchi fecali o Enterococchi

 

Gli Streptococchi (Enterococchi) fecali del gruppo D di Lancefield (Streptococcus Faecalis, S. Faecium, S. bovis, S. equinus), sono batteri Gram positivi a locazione intestinale, più resistenti di E. coli alla potabilizzazione (clorazione) , al disseccamento e più persistenti in ambienti focalizzati, in grado di moltiplicarsi in presenza di azide sodica (che inibisce i Gram positivi), etil violetto e bile al 40%.

Gli Streptococchi fecali rivelerebbero un inquinamento fecale recente perché  estremamente sensibili alle ostili condizioni ambientali.

Gli Streptococchi fecali (enterococchi) manifestano una maggiore resistenza all’azione del cloro rispetto ai coliformi; il loro ritrovamento in una acqua potabilizzata denota un trattamento inadeguato.

La loro maggiore resistenza li rende potenziali indicatori di una contaminazione virale.

 

 

 

 

Clostridi solfito riduttori

 

I clostridi sono bacilli sporigeni Gram-positivi, anaerobi stretti, in grado di ridurre il solfito in solfuro. La spora è rotonda oppure ovale, centrale o subterminale, spesso deformante.

Il genere Clostridium  comprende circa 80 specie diffuse nel suolo , nelle acque, nella vegetazione, che svolgono un ruolo determinante nella catena alimentare del detrito partecipando ai processi putrefattivi nella sostanza organica.

Nelle acque destinate al consumo umano devono essere assenti in 100ml, anche se per alcuni di essi (C. perfringens) la presenza è sia fecale , sia ambientale. Più resistenti dei C.T. e dei C.F., il loro isolamento nell’acqua potabile indica una contaminazione regressa.

 

 

Salmonella

 

Il controllo occasionale C4 della legge 236/88 prevede la ricerca degli Enterobatteri patogeni. Tra questi le salmonella rappresentano il gruppo più interessante.

Il genere Salmonella comprende oltre 2.000 sierotipi  (serovar) di batteri patogeni enterici (enterobatteri) . la distinzione delle diverse salmonella è basata sulla configurazione del mosaico di antigeni somatici e flagellari. Il genere  prende il nome dal batteriologo americano Salmon che isolò nel 1885 l’agente etiologico di una patologia tifosa nei suini, in seguito denominato Salmonella choleraesuis.

Le salmonella sono batteri Gram-negativi, mobili per flagelli peritrichi, spesso produttori di ac. Solfidrico.

Sono negative in genere alle reazioni dell’indolo, dell’ureasi, del lattosio e di Voges-Proskauer.

La loro presenza nell’ambiente indica l’esistenza di una contaminazione fecale primaria (immissione diretta di acqua di scarico), o secondaria (dilavamento di suoli di un bacino idrografico).

La contaminazione sembra avvenire sia per disseminazione fecale da parte dell’uomo o di animali, sia per dilavamento del suolo.

 

 

 

 

 

 

Stafilococco aureo

 

Gli stafilococchi sono batteri Gram-positivi di forma rotondeggiante, riuniti a grappolo a causa della divisione che avviene in tre piani perpendicolari.

Immobili, asporigeni, privi di una capsula evidente, aerobi e catalasi-positivi, sono inibiti da terreni che contengono cristalvioletto.

Il genere Staphylococcus comprende 20 specie. Quella patogena, Staphylococcus aureus, si distingue da quelle non patogene (S. epidermidis, S. saprophyticus, ecc.) per la produzione di coagulasi e la fermentazione della mannite.

Il nome s. aureus deriva dalla produzione di un pigmento giallo-oro in terreni solidi.

Alcuni stafilococchi aurei producono una enterotossina, preformata negli alimenti, responsabile di una sindrome gastrointestinale. La contaminazione dell’acqua o dei cibi da parte di ceppi enterotossinogeni può essere causata direttamente da animali infetti ( latte di bovine ma stitiche, ecc.) o dall’uomo infetto portatore sano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Carica Microbica Totale

 

Per CMT si intende il numero dei batteri che formano colonie visibili su un determinato terreno di coltura rispettivamente a 22°C e a 37°C dopo opportuno periodo di incubazione.

La CMT in agar a 22°C consente di evidenziare sotto il profilo quali-quantitativo le specie microbiche putrefattive, sporigene, cromogene abbondanti negli strati superficiali del suolo, nell’aria e facilmente adattabili all’ambiente idrico (specie telluriche).

La CMT in agar a 36°C è costituita, soprattutto, da flora mesofita di derivazione umana e animale. E ‘ stato utilizzato il metodo delle diluizioni scalari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Schema di diluizioni dei campioni di acqua per la CMT

 

Acque dell’acquedotto del Triglio

 

Sono state approntate n°20 provette, per ogni campione di acqua in esame, contenenti soluzione fisiologica sterile nella quantità di 9 ml ognuna, nelle quali è stata effettuata la diluizione scalare di ognuno dei  campioni (dil. in base 10).

Ogni campione, così diluito, è stato seminato, per inclusione, in piastre , una serie doppia, contenenti il terreno sterile PCA, prendendo, però, in considerazione diluizioni alternate dello stesso campione, ad esempio solo le diluizioni corrispondenti ad ogni numero pari delle provette (2-4-6-8-10 ecc). Ogni serie di piastre è stata contrassegnata da un numero corrispondente alla diluizione e temperatura di incubazione:

·        una serie a 22°C, per favorire la crescita dei microrganismi di origine tellurica;

·        una serie a 37°C, per favorire la crescita dei microrganismi di origine animale

 

E’ stata effettuata la lettura dopo 48h di incubazione ed i risultati ottenuti sono stati i seguenti:

 

 

 

 

 

Campione di acqua

 

 

U.F.C

Incubazione

a 22°C

 

U.F.C.

Incubazione

a 37°C

 

monte prelievo a gennaio

 

1x107 colonie/ml

9 x 105 colonie/ml

 

monte prelievo ad aprile

 

135x107 colonie/ml

175 x 105 colonie/ml

 

Valle prelievo a gennaio

 

90 colonie/ml

2 x 103  colonie/ml

Valle prelievo ad aprile

67x107 colonie/ml

105 x 106  colonie/ml

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Colimetria

 

La conta dei Coliformi Totali è un utile indicatore per caratterizzare un’acqua dal punto di vista igienico-sanitario: è stato, infatti, dimostrata la relazione tra questi germi e i microrganismi enterici patogeni che coesistono sotto le stesse condizioni.

 

                                       

 Coliformi Totali

Campione  monte prelievo a  Gennaio

 

 

Temp di incubazione 37°C

 

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

BL 2X 10 ml  campione 10ml

1a serie

+

+

+

BL  X  10ml

Campione 1ml

2a serie

+

-

-

BL  X  10ml

Campione 0,1ml

3a serie

-

-

-

 

I valori positivi ottenuti sono:310  che corrispondono ad un MPN= 43 Coliformi totali

 

 

Temp di incubazione 37°C

1a serie

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

BGB  X 10ml  camp 1ml

BL 2X pos 1a serie

+

+

+

BGB  X 10ml

camp 1ml

BL pos2a serie

+

 

 

I valori positivi ottenuti sono:310 che corrispondono ad un MPN= 43 Coliformi totali/100ml.                      

E’ confermata la presenza di Coliformi                        

 

Coliformi totali

 

Campione monte prelievo a Aprile

 

 

Temp di incubazione 37°C

 

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

BL 2X 10 ml  campione 10ml

1a serie

+

+

+

BL  X  10ml

Campione  1ml

2a serie

+

-

-

BL  X  10ml

Campione 0,1ml

3a serie

+

-

-

 

 

I valori positivi ottenuti sono:311  che corrispondono ad un MPN= 75 Coliformi totali

 

 

 

Temp di incubazione 37°C

1a serie

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

BGB  X 10ml  camp 1ml

BL 2X pos

1a serie

+

+

+

BGB  X 10ml

camp 1ml

BL pos

2a serie

+

 

BGB  X 10ml

camp 1ml

BL pos

3a serie

+

 

 

I valori positivi ottenuti sono: 311 che corrispondono ad un MPN= 75 Coliformi totali/100ml.                      

E’ confermata la presenza di Coliformi                        

 

 

 

 

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Coliformi Fecali

 

La presenza dei Coliformi pur indicando che il campione di acqua può essere inquinato non prova però che la contaminazione sia di origine fecale per cui è necessario, per la verifica, affiancare la determinazione dei Coliformi fecali (Escherichia coli).

 

Campione monte prelievo a  Gennaio

 

 

 

Temp di incubazione 44°C

 

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

BGB  X 10ml  camp 1ml

BL 2X pos 1a serie

+

+

-

BGB  X 10ml camp 1ml

BL pos 2a serie

+

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I valori positivi ottenuti sono: 210 che corrispondono ad un valore di  MPN= 15 Coliformi fecali/100ml                                       

La positività ottenuta in AT, a 44°C, per la prova dell’indolo, conferma la  presenza di Escherichia coli                                             

Campione  monte prelievo ad Aprile

 

 

Temp di incubazione 44°C

 

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

BGB  X 10ml  camp 1ml

BL 2X pos 1a serie

+

+

+

BGB  X 10ml

camp 1ml

BL pos 2a serie

+

 

BGB  X 10ml

camp 1ml

BL pos 3a serie

+

 

I valori positivi ottenuti sono: 210 che corrispondono ad un valore di   MPN= 15 Coliformi fecali/100ml                                      

La positività ottenuta in AT, a 44°C, per la prova dell’indolo, conferma la   presenza di Escherichia coli                

                            

Coliformi Totali

 

Campione  valle prelievo a  Gennaio

 

 

Temp di incubazione 37°C

 

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

BL 2X 10 ml  campione 10ml

1a serie

+

+

+

BL  X  10ml

Campione

1ml

2a serie

+

+

+

BL  X  10ml

Campione

0,1ml

3a serie

-

-

-

 

 

I valori positivi ottenuti sono:330 che corrispondono ad un MPN= 240 Coliformi totali/100

 

 

 

Temp di incubazione 37°C

 

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

BGB  X 10ml  camp 1ml

BL 2X pos

1a serie

+

+

+

BGB  X 10ml

camp 1ml

BL pos

2a serie

+

+

+

 

I valori positivi ottenuti sono:330 che corrispondono ad un MPN= 240 Coliformi totali/100

E’ confermata la presenza di Coliformi

 

 

 

 

Coliformi totali

 

Campione valle prelievo Aprile

 

 

Temp di incubazione 37°C

 

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

BL 2X 10 ml  campione 10ml

1a serie

+

+

+

BL  X  10ml

Campione

1ml

2a serie

-

-

-

BL  X  10ml

Campione

0,1ml

3a serie

-

-

-

 

I valori positivi ottenuti sono:300 che corrispondono ad un MPN= 43 Coliformi totali/100

 

 

 

Temp di incubazione 37°C

 

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

BGB  X 10ml  camp 1ml

BL 2X pos

1a serie

+

+

+

 

 

I valori positivi ottenuti sono:300 che corrispondono ad un MPN= 43 Coliformi totali/100

E’ confermata la presenza di Coliformi

 

 

 

 

 

 

Coliformi Fecali

 

Campione  valle prelievo a  Gennaio

 

 

 

Temp di incubazione 44°C

 

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

BGB  X 10ml  camp 1ml

BL 2X pos

1a serie

+

+

+

BGB  X 10ml

camp 1ml

BL pos

2a serie

+

+

-

 

 

I valori positivi ottenuti sono:320 che corrispondono ad un valore di MPN= 93 Coliformi fecali/100ml

La positività ottenuta in AT, a 44°C, per la prova dell’indolo, conferma la presenza di Escherichia coli

 

 

Campione valle prelievo Aprile

 

 

 

Temp di incubazione 44°C

 

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

BGB  X 10ml  camp 1ml

BL 2X pos

1a serie

+

+

-

 

 

 

I valori positivi ottenuti sono:300 che corrispondono ad un valore di MPN= 9 Coliformi fecali/100ml

La positività ottenuta in AT, a 44°C, per la prova dell’indolo, conferma la presenza di Escherichia coli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Streptococcometria

 

Consiste nella ricerca degli Streptococchi fecali o Enterococchi presenti anch’essi nella flora intestinale dell’uomo e degli animali ma più resistenti dell’Escherichia coli agli agenti esterni ed della potabilizzazione.

         

 

Campione monte prelievo a gennaio

 

 

Temperatura di incubazione 37°C

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

ADB 2X 10 ml  campione 10ml

1a serie

+

+

+

ADB  X  10ml

Campione 1ml

2a serie

+

+

+

ADB  X  10ml

campione 0,1ml

3a serie

+

+

-

 

I valori positivi ottenuti sono:332 che corrispondono  ad un MPN= 1100 Streptococchi fecali/100                   

 

 

 

Temperatura di

incubazione 37°C

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

EVA X 10 ml 

campione 1ml

1a serie

+

-

-

EVA  X  10ml

campione1ml

2a serie

+

-

-

EVA  X  10ml

campione 1ml

3a serie

+

-

 

 

I valori positivi ottenuti sono:111 che corrispondono ad un MPN= 11 Streptococchi fecali/100                         

 

 

Streptococcometria

 

 

 

Campione monte prelievo ad aprile

 

 

 

Temperatura di incubazione 37°C

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

ADB 2X 10 ml

 campione 10ml

1a serie

+

+

+

ADB  X  10ml

Campione 1ml

2a serie

+

+

-

ADB  X  10ml

campione 0,1ml

3a serie

+

-

-

 

 

I valori positivi ottenuti sono: 321 che corrispondono ad un MPN= 150 Streptococchi fecali/100

 

 

 

 

Temperatura di

incubazione 37°C

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

EVA X 10 ml 

campione 1ml

1a serie

-

+

-

EVA  X  10ml

campione1ml

2a serie

-

-

 

EVA  X  10ml

campione 1ml

3a serie

-

 

 

 

 

I valori positivi ottenuti sono:010 che corrispondono ad un MPN= 3 Streptococchi fecali/100                         

 

 

 

 

 

 

Streptococcometria

 

Campione  valle prelievo a  Gennaio

 

 

Temperatura di

 incubazione 37°C

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

ADB 2X 10 ml 

campione 10ml

1a serie

+

+

+

ADB  X  10ml

Campione1ml

2a serie

+

+

+

ADB  X  10ml

campione 0,1ml

3a serie

+

-

-

 

 

 

 

 

 

I valori positivi ottenuti sono:331 che corrispondono ad un MPN= 45 Streptococchi fecali/100   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

               

 

Temperatura di

incubazione 37°C

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

EVA X 10 ml 

campione 1ml

1a serie

+

+

+

EVA  X  10ml

campione1ml

2a serie

-

-

-

EVA  X  10ml

campione 1ml

3a serie

-

 

 

 

 

 

 

I valori positivi ottenuti sono:300 che corrispondono ad un MPN=23 Streptococchi fecali/100                   

 

Streptococcometria

 

 

Campione  valle prelievo ad aprile

 

 

Temperatura di

incubazione 37°C

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

ADB 2X 10 ml

 campione 10ml

1a serie

+

+

+

ADB  X  10ml

Campione 1ml

2a serie

+

+

-

ADB  X  10ml

campione 0,1ml

3a serie

-

-

-

 

 

I valori positivi ottenuti sono:320 che corrispondono ad un MPN= 93 Streptococchi fecali/100 

 

 

 

                 

 

Temperatura di

incubazione 37°C

 

1

provetta

 

2

provetta

 

3

provetta

EVA X 10 ml 

campione 1ml

1a serie

+

+

+

EVA  X  10ml

campione1ml

2a serie

+

+

 

 

 

 

I valori positivi ottenuti sono:320 che corrispondono ad un MPN=93 Streptococchi fecali/100 

 

 

 

 

 

 

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Ricerca della Salmonella

 

I campioni di acqua considerati sono risultati essere contaminati da materiale fecale, si è ritenuto opportuno, quindi, ricercare anche la Salmonella, che risulta di notevole importanza sanitaria perché è uno degli agenti eziologici di enteropatologie ad andamento epidemico.

 

 

 

 

 

 

 

monte

 

 

Campione di acqua

 

Risultato lettura Enterosystem

Sorgente prelievo di gennaio

Risultato ottenuto = assente

 

Sorgente prelievo di aprile

 

Risultato ottenuto = assente

 

 

 

 

 

 

 

 

valle

 

 

 

Campione di acqua

 

Risultato lettura Enterosystem

Valle prelievo di gennaio

 Risultato ottenuto = assente

Valle prelievo di aprile

 Risultato ottenuto = assente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricerca dei Clostridi solfito-riduttori

Un altro indice di contaminazione fecale di notevole interesse sanitario, per quanto riguarda l’acqua potabile, è rappresentato dal genere Clostridium perfringens, di solito ricercato sotto forma di spore di Clostridio solfito riduttore, sfruttando la proprietà del Batterio di trovarsi sotto forma sporale e quindi di possedere una particolare termoresistenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

monte

 

Campione di acqua

 

Risultato lettura agar sulfite incubato in giara

Sorgente prelievo di gennaio

Risultato ottenuto = assente

 

Sorgente prelievo di aprile

 

Risultato ottenuto = assente

 

 

 

 

 

 

 

 

valle

 

Campione di acqua

 

Risultato lettura  agar sulfite incubato in giara

Valle prelievo di gennaio

 Risultato ottenuto = assente

Valle prelievo di aprile

 Risultato ottenuto = assente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricerca degli Stafilococchi

 

 

Gli Stafilococchi sono microrganismi ubiquitari; la specie patogena per eccellenza è lo Staphylococcus aureus, coagulasi positivo, capace di provocare innumerevoli malattie nell’uomo a seconda della sua localizzazione nell’organismo e di produrre un elevato numero di tossine.

 

 

 

 

 

 

monte

 

Campione di acqua

 

Risultato lettura Staphsystem

Sorgente prelievo di gennaio

Risultato ottenuto = assente

 

Sorgente prelievo di aprile

 

Risultato ottenuto = assente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

valle

 

 

Campione di acqua

 

Risultato lettura Staphsystem

Valle prelievo di gennaio

 Risultato ottenuto = assente

Valle prelievo di aprile

 Risultato ottenuto = presente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tabella riassuntiva

 

monte

 

 

determinazione

Gennaio

aprile

CMT

 

22°C -1x107 colonie/ml UFC

 

22°C  135x107 colonie/ml

 

37°C  9 x 105 colonie/ml UFC

 

37°C  105 x 106  colonie/ml

 

Coliformi totali

 

43  coliformi totali/100ml

75 coliformi totali/100ml

 

Coliformi fecali

 

 

15 coliformi fecali/100ml

75 coliformi fecali/100ml

 

Streptococchi fecali

 

11 streptoc. fec./100ml

 

3 streptoc. fec./100ml

 

Salmonella

 

 

assente

 

assente

 

Stafilococco aures

 

 

assente

 

assente

 

Clostridio solf. Rid.

 

 

assente

 

assente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella riassuntiva

 

valle

 

 

 

determinazione

Gennaio

aprile

CMT

 

22°C  90 colonie/ml UFC

 

22°C   67 x107 colonie/ml

 

37°C  2 x 103 colonie/ml UFC

 

37°C  105 x 106  colonie/ml

 

Coliformi totali

 

240  colifor. totali/100ml

23 colifor. totali/100ml

 

Coliformi fecali

 

 

93 coliformi fecali/100ml

9 coliformi fecali/100ml

 

Streptococchi fecali

 

23 streptoc. fec./100ml

 

93 streptoc. fec./100ml

 

Salmonella

 

 

assente

 

assente

 

Stafilococco aures

 

 

assente

 

presente

 

Clostridio solf. Rid.

 

 

assente

 

assente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Conclusioni

Da un’attenta lettura dei dati ottenuti abbiamo così cercato di riassumere i risultati:

 

  1. acqua prelevata a monte

A)    CMT: la conta microbica totale ottenuta in entrambe i prelievi risulta molto alta; con un aumento significativo nel mese di aprile e per la specie tellurica e per la specie mesofita, ciò si spiega con il fatto che i microrganismi aumentano la loro attività metabolica con l’aumentare della temperatura ambiente

B)     colimetria: è avvenuto così anche per i coliformi totali e fecali, risultano cioè dal primo al secondo prelievo

C)     streptococcometria: il numero degli streptococchi fecali risultano, invece, diminuire.

Il rapporto coliformi/streptococchi a favore dei coliformi ci indica che la contaminazione è soprattutto di origine umana.

 

 

 

 

 

 

 

  1. acqua prelevata a valle

A)    CMT: i due monitoraggi effettuati nel mese di gennaio e di aprile hanno dato risultati simili a quelli avuti a monte: un aumento sensibile della carica microbica tra gennaio ed aprile

B)     colimetria: significativi sono, invece, i dati ottenuti per i coliformi totali e fecali che nel mese invernale risultano essere in maggior numero rispetto a quello di aprile.

C)     streptococcometria: per quanto riguarda gli streptococchi fecali la situazione si capovolge, perché risultano aumentati con l’aumento della temperatura. Ciò potrebbe significare che in questo sito la contaminazione fecale è in prevalenza di origine animale. Inoltre nel secondo prelievo si è riscontrata la presenza dello Stafilococco aureo, questo dimostrerebbe la possibilità di una contaminazione diretta da parte di animali e uomini.

Conclusioni

Trattandosi di acque di falde superficiali non sottoposte ad alcun tipo di trattamenti, come era prevedibile, non sono potabili. Facendo un confronto tra i parametri ottenuti a monte e a valle e cercando di darne un significato: un valore maggiore di coliformi ottenuto a monte può essere spiegato dalla presenza di infiltrazioni dell’effluente del depuratore (che portano quindi massicce quantità di sostanze organiche); a valle, invece, dove il numero degli streptococchi fecali è maggiore dei coliformi e vi è, inoltre, la presenza dello stafilococco aureo, può essere messo in relazione al fatto che l’acqua, scorrendo a cielo aperto favorirebbe la crescita degli streptococchi (microrganismi più resistenti alle condizioni ambientali) ed, inoltre, la presenza dello stafilococco convaliderebbe una contaminazione diretta animale e umana.

 

 

 

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PARTE II

 

ANALISI CHIMICHE

 

 

 

 

 


Acquedotto del Triglio

 

 

ANNO SCOLASTICO 2004/2005

 

 

 

 

 

 

 

 

DETERMINAZIONI CHIMICO-FISICHE SULLE ACQUE

DELL'ACQUEDOTTO DEL TRIGLIO

 

 

***

 

 

Le determinazioni chimico-fisiche svolte direttamente sul luogo e quelle effettuate nei laboratori del nostro Istituto hanno riguardato due campioni di acqua prelevati uno nei pressi delle sorgenti nella gravina del Triglio (indicato in seguito come campione Monte) ed uno presso l'abitato di Statte  (indicato in seguito come campione Valle).

Le analisi di laboratorio, eseguite considerando le acque come destinate al consumo umano e qui riportate di seguito, sono state effettuate dalle classi III sez.A, IV sez.A e V sez.A  dell'indirizzo Chimico Biologico, coordinate dal prof. Angelo Greco, dai proff. Giovanni Milo e Angelo Del Buono e dall'I.t.p. Angela Di Turo, coadiuvati dall'assistente tecnico Maria Bianchi.

 

 

   

 

La gravina del Triglio                                                                        Pozzo d’ispezione

 

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Indice

 

q       TECNICHE DI CAMPIONAMENTO DELLE ACQUE ED ANALISI DA ESEGUIRE SUL POSTO DEL PRELIEVO

q       METODOLOGIE E CONSIDERAZIONI RELATIVE ALLE ANALISI ESEGUITE SULLE ACQUE

q       DETERMINAZIONE DELLA TEMPERATURA

q       DETERMINAZIONE DEL pH

q       DETERMINAZIONE DELLA CONDUTTIVITA'

q       Composti azotati

q       COMPOSTI FOSFORATI E SOLFORATI

q       DETERMINAZIONI QUALITATIVE

q       DETERMINAZIONI QUANTITATIVE STRUMENTALI: COMPOSTI AZOTATI

q       DETERMINAZIONE DEI FOSFATI 

q       DETERMINAZIONE DEI SOLFATI 

q       RETTE DI TARATURA

q       DETERMINAZIONI QUANTITATIVE GRAVIMETRICHE E VOLUMETRICHE

q       DETERMINAZIONE DEL CONTENUTO DI SOSTANZE ORGANICHE

q       ALCALINITA'

q       CALCIO E MAGNESIO

q       Determinazione della durezza

q       DETERMINAZIONI DEI CLORURI SECONDO MOHR

q       RISULTATI DELLE ANALISI

q       CONCLUSIONI

q       BIBLIOGRAFIA

 

 

 

 

 

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TECNICHE DI CAMPIONAMENTO DELLE ACQUE ED ANALISI DA ESEGUIRE SUL POSTO DEL PRELIEVO

 

OPERAZIONI DA ESEGUIRE SUL POSTO

Agli effetti dell’attendibilità dei risultati analitici, l’ideale sarebbe che tutta l’analisi venisse eseguita immediatamente sul luogo del prelievo. Tuttavia, anche quando non sia possibile avvicinarsi a tali condizioni ottime, vi sono determinazioni che si devono necessariamente eseguire subito. Tra queste sono da citare la temperatura e il pH . Tra il prelievo del campione e l’esecuzione dell’analisi deve passare il minor tempo possibile; i campioni in attesa di analisi devono essere tenuti in frigorifero a temperatura leggermente superiore a 0 °C, affinché non gelino (per ulteriori informazioni consultare le norme europee EN 25667-1 ed EN 25667-2 recepite nella versione italiana come ISO 5667-1 e ISO 5667-2).

CAMPIONAMENTO

L’operazione del prelievo del campione è una delle più delicate dell’intero processo analitico. Se il campione è alterato, mal prelevato o comunque non rappresentativo, con conseguenze per quanto riguarda la certificazione legale o almeno ufficiale.

Anzitutto i campioni deve essere presi in recipienti perfettamente puliti e con tappo a tenuta. I recipienti usati sono di materiale diverso in relazione all’analisi, in quanto ogni materiale può cedere all’acqua le sostanze di cui è composto. In genere si usa plastica (polietilene), il vetro (pirex) e l’acciaio inossidabile. Per determinazioni molto delicate occorrono bottiglie di vetro neutro, lavate con miscela cromica, poi sciacquate più volte con acqua distillata, ed infine essiccate. Per determinazioni correnti invece, si possono adoperare bottiglie di polietilene, lavate con un detergente in commercio, e sciacquate con acqua distillata. In ogni caso, è opportuno normalizzare il recipiente con l’acqua in esame, prima del prelievo del campione, e riempire quanto più possibile la bottiglia prima di chiuderla, per evitare che vi rimangano bolle d’aria.

Quando la sorgente è accessibile, il prelievo non presenta difficoltà.

Per le acque correnti è opportuno prelevare il campione al centro della corrente, ad almeno 20 cm dal pelo dell’acqua.

 

 

 

 

 

 

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METODOLOGIE E CONSIDERAZIONI RELATIVE ALLE ANALISI ESEGUITE SULLE ACQUE

 

Raccolta e conservazione dei campioni

Abbiamo determinato direttamente sul posto la temperatura con apposita sonda termometrica, il pH mediante elettrodo a vetro combinato e, appena giunti in laboratorio, la conduttività mediante conduttometri. Successivamente si è raccolta l'acqua necessaria per le altre determinazioni analitiche. I prelievi sono stati effettuati con bottiglie a rovesciamento di materiale plastico con tappo a tenuta, convenientemente normalizzate.

Si è seguita la norma generale di effettuare tutte le analisi il prima possibile, comunque dando precedenza assoluta alle seguenti analisi: solfuri, ammoniaca, nitriti, nitrati, fosfati, salinità.

Successivamente sono state effettuare tutte le altre determinazioni analitiche.

Filtrazione del campione

Si è seguita la prassi che essa non deve essere eseguita quando si devono determinare pH, solfuri, alcalinità. In tutti gli altri casi occorre procedere alla filtrazione onde separare il materiale organico vivente (plancton) e particellato dal campione destinato all'analisi. A tale scopo si usano microfiltri di acetato di cellulosa di porosità media.

 

DETERMINAZIONE DELLA TEMPERATURA

 

All'atto del prelievo si è misurata la temperatura con apposita sonda. La misura della T effettuata in diversi periodi dell'anno può indicare se la falda è superficiale o profonda. Le acque superficiali mostrano oscillazioni termiche più ampie rispetto a quelle profonde che hanno temperatura praticamente costante.

 

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DETERMINAZIONE DEL pH

 

Principio del metodo: determinazione della f.e.m. fra un elettrodo a vetro ed un elettrodo di riferimento immersi nella soluzione da misurare. Sono disponibili in commercio elettrodi combinati che racchiudono in un unico elemento i due elettrodi.

Reattivi ed apparecchi: soluzioni tampone a pH noto (pH=4 e pH=7), pH-metro, elettrodo combinato.

Procedimento: la misura del pH dovrebbe essere eseguita al massimo entro 2 ore dal prelievo. Prima della determinazione il pH-metro va tarato con le soluzioni a pH noto e se necessario regolato in base alla temperatura (la temperatura del campione e della soluzione non devono differire per più di 3 °C).

Durante la calibrazione e la misura attendere almeno 5' per stabilizzare i valori. Occorrerebbe poi leggere 3 valori che non differiscano per più di 0,03 unità di pH e fare la media.

 

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DETERMINAZIONE DELLA CONDUTTIVITA'

 

Le misure conduttometriche sono specifiche per la determinazione del contenuto ionico in soluzione, rivelando così l'ammontare complessivo della carica salina.

La conduttività è legata alla conduttanza, definita come il reciproco della resistenza, attraverso la relazione:

,ove l ed s sono rispettivamente la distanza e la superficie degli elettrodi della cella conduttometrica utilizzata.

 

La conduttività o conducibilità elettrica specifica viene espressa, a secondo dell'ordine di grandezza, in mS/cm o in mS/cm.

Per la misura, dopo accurata normalizzazione, si immerge la cella conduttometrica nell'acqua in esame evitando la formazione di bolle d'aria sugli elettrodi. Trovato l'adatto" range" si effettua la lettura della conduttività.

 

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Determinazioni eseguite in laboratorio

 

 

Composti azotati

 

L'azoto può ritrovarsi nelle acque sotto varie forme inorganiche: ammoniacale, nitrosa e nitrica, tra loro in equilibrio attraverso reazioni di ossidoriduzione.

AMMONIACA

La prescritta assenza dell'ammoniaca (sotto forma di sali d'ammonio) non è da attribuire alla sua tossicità, tenendo conto delle quantità assai modeste rilevabili anche in acque molto inquinate, bensì al fatto che tale composto costituisce uno dei primi prodotti che si originano nella decomposizione delle proteine e la sua presenza nell'acqua è quasi sicuro indizio che questa è venuta da poco in contatto con sostanze organiche in putrefazione ed è di conseguenza possibile che contenga germi di carattere patogeno. La presenza di ammoniaca, pertanto, è chiaro sintomo di inquinamento, derivante soprattutto da scarichi civili.

NITRITI

L'ammoniaca e i sali di ammonio sciolti nell'acqua vengono presto ossidati a nitriti, dunque anche la presenza di questi ultimi costituisce indizio di contatto, anche se non recentissimo, con sostanze proteiche in via di decomposizione e pertanto la loro presenza non è tollerata.

Con il tempo poi i nitriti vengono a loro volta ossidati a nitrati; a questo punto però è presumibile che l'azione ossidante subita dall'acqua sia stata così energica e prolungata da aver portato anche alla distruzione degli eventuali germi patogeni assorbiti nel contatto con i materiali in decomposizione. Per questa ragione la presenza di quantità non rilevanti di nitrati  può essere tollerata.

 

 

NITRATI

Con il tempo poi i nitriti vengono a loro volta ossidati a nitrati; a questo punto però è presumibile che l'azione ossidante subita dall'acqua sia stata così energica e prolungata da aver portato anche alla distruzione degli eventuali germi patogeni assorbiti nel contatto con i materiali in decomposizione. Per questa ragione la presenza di quantità non rilevanti di nitrati  può essere tollerata.

Valori guida: 5 mg/l ; Valore max. 50 mg/l

 

 

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COMPOSTI FOSFORATI E SOLFORATI

 

FOSFATI

Dal punto di vista chimico si dividono in ortofosfati, polifosfati e fosfati organici. La presenza degli ortofosfati (PO4-3, HPO4-2, H2PO4- ) ha origine da diverse fonti. Le principali sono legate ai processi biologici degli organismi viventi, all'uso dei concimi in agricoltura, al processo di idrolisi delle altre forme di fosfati.

Col termine di polifosfati si considera una famiglia di composti tra i quali ci sono i triplofosfati (P3O10-5) e i pirofosfati (P2O7-4). La loro presenza nell'acqua è da imputarsi quasi esclusivamente all'uso di detersivi, al fine di diminuire la durezza dell'acqua e coadiuvare il meccanismo della detergenza. In soluzione questi composti idrolizzano in parte spontaneamente e formano ortofosfati.

I fosfati organici hanno diverse origini: biologica (es. ATP) o industriale (pesticidi fosforati). Anch'essi idrolizzano in parte spontaneamente in ortofosfati). Nell'acqua potabile i fosfati devono essere assenti. La determinazione è significativa nelle acque di fiumi o di mare perché elevati valori di concentrazione indicano inquinamento da fertilizzanti fosfatici.

Valore guida : Assenti - Valore max.: 6,7 mg/l di P2O5

 

SOLFURI E SOLFATI

Parimenti indizio di inquinamento di origine biologica, quando non provengano da caratteristiche geologiche del terreno o da riduzione di solfati, sono i solfuri, spesso riconoscibili dallo sgradevole odore e che devono essere assenti( come anche i solfiti) in un'acqua potabile, ma che spesso si ritrovano in acque termali. Nelle acque potabili sono invece tollerati i solfati, purché in quantità non eccessive, per non impartire caratteristiche di sapore sgradevole all'acqua e perché sono mal sopportati dall'organismo umano. Essi derivano dalla dissoluzione del gesso o da terreno argilloso.

Valore guida  Solfuri: Assenti

Valore guida  Solfati: 25 mg/l

 

 

 

 

 

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DETERMINAZIONI QUALITATIVE

 

 

AZOTO AMMONIACALE (NH3)

Ricerca dell’Ammoniaca

 

In cilindro a tappo smerigliato si prelevano 50 ml di acqua in esame e si aggiungono 0,1 g di KOH e 0,25 g di Na2CO3 per precipitare eventuali sali terrosi. Si agita e si lascia decantare. Si aggiunge goccia a goccia il reattivo di Nessler (iodomercurato potassico in soluzione alcalina): in presenza di azoto ammoniacale si ha colorazione o precipitato giallo dovuto alla formazione di un composto poco solubile (ioduro di ossimercuriammonio).

 

AZOTO NITROSO (NO2-)

Ricerca dei Nitriti

In cilindro a tappo smerigliato si prelevano 50 ml di acqua in esame e si aggiungono 0,5 ml di reattivo di Griess ( soluzione acetica di acido solfanilico e a- naftilammina). Si chiude e si agita leggermente : in massimo un'ora, se sono presenti nitriti, si ha colorazione rosa dovuta alla formazione di un azocomposto colorato.

 

AZOTO NITRICO (NO3-)

Ricerca dei Nitrati

 

In capsula di porcellana si sistemano 50 ml di acqua in esame, addizionati con una punta di spatola di salicilato di sodio e si evapora a secco. Si riprende con 1 ml di acido solforico conc. Si aggiungono 10 ml di soluzione di sale di Seignette al 10% e 10 ml di NaOH al 30%. Si mescola : in presenza di nitrati si sviluppa colorazione gialla.

 

 

FOSFATI (PO43-)

Ricerca dei fosfati

 

10ml di acqua presa in esame vengono diluiti a 50ml e vengono aggiunti 10ml di Ammonio Molibdato più 10ml di Idrochinone al 5% più 10ml di Solfito di Sodio al 10%.

Portare a 100ml con acqua distillata ed agitare il tutto: entro 30 minuti si avrà la formazione di una colorazione azzurra che indica la presenza dei fosfati.

 

 

SOLFURI (S=)

Ricerca dei solfuri

A 100 ml di acqua in esame si aggiungono 0,2 g di idrossido di potassio e 0,5 g di carbonato di sodio. Si decanta e si aggiunge acetato di piombo 0,5 M. In presenza di solfuri si ha precipitato nero dovuto a solfuro di piombo.

 

FERRO ( Fe II e Fe III)

La ricerca è stata eseguita utilizzando rispettivamente potassio ferricianuro e potassio ferrocianuro. In presenza di ferro si ottiene una colorazione blu dovuta a blu di Prussia.

 

CROMO ( esavalente)

Il cromo esavalente è potenziale cancerogeno e deve essere perciò assente. La ricerca è stata effettuata in ambiente debolmente acido mediante difenilcarbazide. In presenza di Cr (VI) esso ossida la difenilcarbazide formando una colorazione rosso porpora.

 

 

 

 

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DETERMINAZIONI QUANTITATIVE: AZOTO

 

 

Tecniche di analisi per via Strumentale

 

AZOTO AMMONIACALE (NH3)

 

Tra i vari metodi riportati in bibliografia si è scelto di usare quello spettrofotometrico basato sulla  classica reazione col reattivo di Nessler, valida anche per la determinazione qualitativa e utilizzabile per acque chiare, incolori, non eccessivamente inquinate. L'ammoniaca presente reagisce con lo iodomercurato potassico in soluzione alcalina con formazione del composto giallo ioduro di ossimercuriammonio, di cui si misura l'assorbanza alla lunghezza d'onda di 425nm.

La reazione è relativamente veloce e la lettura allo spettrofotometro viene effettuata dopo circa 20  min.

 

Al campione in analisi può essere preventivamente aggiunto un agente complessante come  citrato di sodio o  tartrato di sodio e potassio (sale di Seignette) per evitare la precipitazione in ambiente alcalino degli idrossidi di Ca e Mg.

 

Reagenti :

-         Reattivo di Nessler : 35g di ioduro mercurico e 25 g di KI, si  sciolgono in 15 ml di una soluzione di idrossido di potassio al 15%pp; si diluisce a 1000 ml mediante la stessa soluzione. Si conserva in bottiglia di vetro scuro; la soluzione si trova anche pronta in commercio.

-         Soluzione madre di solfato di ammonio, preventivamente seccato in stufa a 110 °C per 1 ora e stabilizzato i essiccatore, contenente 0,1180 g/l di sale anidro, corrispondente a 12,5 mg/l di N.

-         Soluzione di NaOH al 10%.

 

 

 

 

Procedimento:

Si preparano le soluzioni standard per la costruzione della retta di taratura a partire rispettivamente da 0,5-1,0-1,5-2,0 ml della soluzione madre. Si aggiunge  in tutte 1 ml di NaOH , si porta a circa 75 ml, quindi 4 ml di reattivo di Nessler e si porta a volume 100 ml.

 

Analogamente si prepara il bianco reagenti con la sola esclusione della soluzione madre e un campione diluito a partire da 5 ml di campione.

Si misurano le assorbanze degli standard e del campione diluito rispetto al bianco appositamente preparato.

Calcoli:

La concentrazione dell'azoto ammoniacale viene ricavata dalla lettura effettuata sul campione diluito attraverso la retta di taratura, ottenuta per interpolazione con il metodo dei minimi quadrati, tenendo conto della diluizione effettuata.

Volendo esprimere il risultato in mg/l (o ppm ) di NH3 si ricorre alla relazione:

NH3 (mg/l) = N (mg/l) * 1,2143

 

 

AZOTO NITROSO (NO2-)

 

Il metodo spettrofotometrico usato si basa sulla classica reazione col reattivo di Griess , valida anche per la determinazione qualitativa. Principio del metodo: l'acido solfanilico e l' a- naftilammina (reattivo di Griess) reagiscono in ambiente acido con gli ioni NO2- formando un azocomposto di colore rosa di cui si misura l'assorbimento alla lunghezza d'onda di 520 nm.

La reazione è relativamente veloce e la lettura allo spettrofotometro viene effettuata dopo circa 15  min.

 

 

 

 

Reattivi:

-         Griess A (acido solfanilico soluzione allo 0,6%pp in acido acetico 6 N);

-         Griess B (a- naftilammina soluzione allo 0,6%pp in acido acetico 6N). Le due soluzioni si trovano anche confezionate pronte in commercio separatamente o  in un'unica soluzione.

-         Soluzione madre di nitrito sodico, preventivamente seccato in stufa a 110 °C per 1 ora e stabilizzato in essiccatore, contenente 0,09 g/l di sale anidro, successivamente diluita 1:5 e corrispondente a 12 mg/l di NO2-.

Procedimento:

Si preparano le soluzioni standard per la costruzione della retta di taratura a partire rispettivamente da 1,0-1,5-2,0 -2,5 ml della soluzione madre. Si aggiungono in ognuna 2 ml complessivi di reattivo di Griess e si porta a volume 100 ml. Analogamente si prepara il bianco reagenti con la sola esclusione della soluzione madre e un campione diluito a partire da 50 ml di campione.

Si misurano le assorbanze degli standard e del campione diluito rispetto al bianco appositamente preparato.

Calcoli:

La concentrazione dell'azoto nitroso viene ricavata dalla lettura effettuata sul campione diluito attraverso la retta di taratura, ottenuta per interpolazione con il metodo dei minimi quadrati, tenendo conto della diluizione effettuata.

 

AZOTO NITRICO (NO3-)

 

NITRATI

Vengono riportati in bibliografia anche metodi spettrofotometrici per la determinazione dei nitrati (brucina, salicilato di sodio).

Una determinazione più rapida del quantitativo di nitrati nell'acqua può essere eseguita con i comparatori a disco girevole Lovibond. E' necessaria inizialmente una opportuna del campione, al quale poi vengono addizionati gli opportuni reagenti a corredo dello strumento per la riduzione a nitriti e per lo sviluppo del colore. Dopo 10 min si compara il colore ottenuto con il disco girevole che riporta i corrispondenti valori in ppm di N (da 0,1 a 1).

Si risale quindi alla quantità di nitrati attraverso il seguente calcolo:

ppm NO3- = ppm N* 62/14* d

Per una determinazione più accurata si è seguito il metodo spettrofotometrico UV : dopo aver acidificato con HCl 1 M il campione si misura l'assorbanza a 220 nm, dove assorbono sia i nitrati che le sostanze organiche, e a 275 nm, dove assorbono solo le sostanze organiche. Si calcola pertanto l'assorbanza netta secondo la relazione empirica:

A = A220 - 2 * A 275

Reattivi:

à        Soluzione standard concentrata 200 mg/l di N - NO3 (1,44 g di KNO3, 2 ml di CHCl3 portai a 1 L con acqua dist.)

à        Soluzione standard diluita 10 mg/l

à        HCl 1 M

Procedimento:

Si preparano le soluzioni standard per la costruzione della retta di taratura a partire rispettivamente da 1,0-1,5-2,0 -2,5 ml della soluzione madre diluita. Si aggiunge in ognuna 1 ml di HCl 1M e si porta a volume 100 ml. Analogamente si prepara il bianco reagenti con la sola esclusione della soluzione madre e un campione diluito a partire da 25 ml di campione.

Si misurano le assorbanze degli standard e del campione diluito rispetto al bianco appositamente preparato.

Calcoli:

La concentrazione dell'azoto nitrico viene ricavata dalla lettura effettuata sul campione diluito attraverso la retta di taratura, ottenuta per interpolazione con il metodo dei minimi quadrati, tenendo conto della diluizione effettuata.

 

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FOSFATI

Determinazione dei fosfati

 

La determinazione spettrofotometrica si basa sulla nota reazione con molibdato ammonico e successiva riduzione a blu di molibdeno. Solo gli ortofosfati formano il blu di molibdeno.

In generale i recipienti adsorbono piccole quantità di ortofosfati, per cui risulta conveniente lavarli con HCl diluito, a caldo, prima dell'uso. Occorre evitare nel modo più assoluto l'uso di detersivi per il lavaggio della vetreria necessaria. I campioni devono essere analizzati nel più breve tempo possibile previa conservazione in frigo a 0°C o meno.

 

Reattivi occorrenti:

AM) Ammonio molibdato 5 %

ID) Idrochinone 0,5%

SS) Sodio solfito 11%

Soluzione madre di Na2 HPO4 contenente 40 mg/l di P

Metodica:

Si preparano le seguenti soluzioni standard  diluite:

1)      1 ml di soluzione madre + 50ml H2O dist+10 ml di A.M.+10 ml S.S. + 10 ml ID  portati a 100 ml con H2O dist;

2)    2 ml                 "                            "                          "                    "                                 "

3)    3 ml                 "                            "                          "                    "                                 "

4)    4 ml                 "                            "                          "                    "                                 "

Analogamente si prepara il campione incognito opportunamente diluito.

Le letture di assorbanza vanno eseguite dopo 10 min alla lunghezza d'onda  di 650 nm.

Effettuata la lettura del campione incognito diluito si risale attraverso la retta di taratura alla concentrazione di fosfati presenti nell'acqua tenendo conto della diluizione effettuata.

 

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Determinazione dei solfati 

(metodo turbidimetrico al cloruro di bario)

 

PRINCIPIO

 

I solfati sono presenti nelle acque piovane in seguito alle emissioni di fumi carichi di acido solfidrico, anidride solforosa e solforica di origine vulcanica e industriale. Tutte le forme di zolfo sono destinate, prima o poi, a essere ossidate ad anidride solforica e a precipitare sul terreno come acido solforico presente nell’acqua piovana o, in generale, nelle deposizioni acide. Altre fonti di solfati sono il dilavamento di terreni sulfurei e gessosi.

Dato comunque il basso contenuto di solfati nelle acque, sono preferibili il metodo complessometrico o il metodo turbidimetrico.

In quest'ultimo i solfati vengono determinati formando dapprima un precipitato di BaSO4 per reazione con BaCl2 e misurando poi la radiazione diffusa mediante un turbidimetro o un semplice spettrofotometro.

Il precipitato viene mantenuto in sospensione in una soluzione di glicerina. In queste condizioni la sospensione rimane sufficientemente stabile.

Nel laboratorio di analisi si è utilizzato uno spettrofotometro, misurando semplicemente l’assorbanza, cioè il rapporto fra l’intensità della luce che filtra dalla sospensione nella direzione del raggio e l’intensità della luce incidente.

Infine, la concentrazione viene determinata in riferimento a una retta di taratura. Le misure che si ottengono in questo modo sono sufficientemente precise e accurate.

 

 

 

 

 

 

REAGENTI:

Soluzione 1:1 di glicerina e acqua distillata.

Soluzione satura in HCl 2%

Pesare accuratamente circa 0,145 g di K2SO4 anidro essiccato in stufa a 120 °C per circa 2 ore e raffreddato poi in essiccatore; scioglierlo in un matraccio da 1 l e portare a volume con acqua distillata.

 

 

PROCEDIMENTO:

 

Retta di taratura: Prelevare in una serie di matracci da 100 ml volumi compresi tra 10 e 40 ml di soluzione madre di solfato; aggiungere 5 ml di soluzione di glicerina e 2,5 ml di soluzione di BaCl2 e portare a volume con acqua distillata. Calcolare la concentrazione di questi standard:

SO4= (mg/l) = C madre * ml prelevati/100

Leggere le assorbanze a 440 nm dopo 5 minuti contro bianco preparato analogamente a partire da acqua distillata.

Tracciare la retta di taratura ponendo in ascissa la concentrazione degli standard e in ordinata le rispettive assorbanze lette.

Determinazione: Versare in un matraccio da 100 ml, 40 ml di H2O in esame, addizionare 5 ml di soluzione di glicerina e 2,5 ml di soluzione di BaCl2  portando a volume con acqua distillata. Leggere l’assorbanza a 440 nm contro il bianco.

 

 

 

 

 

 

ESPRESSIONE DEI RISULTATI:

 

Ricavare la concentrazione del campione dal valore di assorbanza usando la retta di taratura. Calcolare poi la concentrazione effettiva:

SO4= (mg/l) = C * R

dove:

R è il fattore di diluizione

C è la concentrazione ottenuta dalla retta di taratura

 

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In tutte le determinazioni spettrofotometriche eseguite, per la costruzione della retta di taratura che meglio interpola i punti sperimentali, è stato utilizzato un software appositamente realizzato dal docente in ambiente Excel che sfrutta il modello matematico dei minimi quadrati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Determinazioni quantitative gravimetriche e volumetriche

 

RESIDUO FISSO

 

Si evaporano 200 ml di acqua in esame in capsula di platino fino a peso costante a 180°C. Il valore del peso ottenuto viene poi moltiplicato per cinque per riferirlo ad un litro.

 

 

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DETERMINAZIONE DEL CONTENUTO DI SOSTANZE ORGANICHE

 

In una beuta da 300ml ripongono 100ml dell’acqua in esame, 5ml di acido solforico diluito “1:4(25 di acido e 75 di acqua )” e10ml di una soluzione di permanganato potassio 0,01N.

Si fa bollire per cinque minuti la soluzione e deve conservarsi colorata intensamente in rosso,nel caso si osservi una decolorazione occorre rifare la prova impegnando una maggiore quantità di soluzione di permanganato di potassio 0,01N.in modo da agire in eccesso di soluzione ossidante.

Al termine della ebollizione si addizionano 10ml di una soluzione di acido ossalico 0,01N.

Si lascia riposare per qualche minuto per permettere la solubilizzazione di  eventuali fiocchi di Ossido Manganoso /o Manganico che si possono formare nella soluzione, si titola infine con permanganato potassio 0,01N fino a una colorazione rosa persistente .

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ALCALINITA'

Le specie presenti nell'acqua che possono originare alcalinità sono principalmente : OH- , HCO3- e CO3--. Se l'acqua è inquinata contribuiscono alla alcalinità anche i fosfati e i nitriti. L'alcalinità si può determinare titolando un campione di  acqua con HCl  usando il metodo del doppio indicatore. Per un'acqua non inquinata in presenza di fenolftaleina( F) si titolano gli OH-  e metà CO3- - e con metilarancio( M) di seguito gli HCO3- e l'altra metà CO3- -. Poiché la quantità di OH- è spesso trascurabile si può risalire al  singolo contributo dei carbonati e bicarbonati. Se  M > 2F  sono presenti carbonati e bicarbonati.

Metodica:

Si titola un campione di 100 ml di acqua con HCl  0,05 in presenza di fenolftaleina fino a viraggio dal rosa all'incolore   ( Vf). Di seguito si aggiunge metilarancio e si continua a titolare fino a viraggio al rosa cipolla ( Vm).

 

Calcoli: 

 

Alcalinità M = N*V*10* PE (CaCO3)

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CALCIO E MAGNESIO

Il calcio è uno dei cationi più abbondanti nelle acque sotterranee. Proviene dalla dissoluzione delle rocce calcaree attraversate dalle acque. Ad esso si accompagna in quantità assai minore il magnesio derivante dalle rocce gessifere.

Valori guida:

Ione Calcio: 100 mg/l

Ione Magnesio: 30 mg/l

 

CALCIO

 

A 100 ml di soluzione si addiziona una soluzione preparata con 2,5 g di idrossido di potassio e 10 ml di acqua distillata.

In tal modo il pH si porta a 12 ed il magnesio presente precipita.

Si aggiunge quindi una punta di spatola di acido calconcarbonico come indicatore. Si titola agitando energicamente con EDTA 0,1M  fino a viraggio da rosso vino ad azzurro.

Calcoli:  Si consideri che 1 ml di EDTA 0,1 M = 4,008 mg Ca

NB: In presenza di Fe, Mn o Ti occorre sequestrarli con trietanolammina.

Calcoli:

mg/l Ca = M*V *10 *PA(40,08)

 

 

MAGNESIO

Si calcola per differenza dalla durezza totale:

 

mg/l Mg = M*(D-V) *10 * PA( 24,32)

 

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Determinazione della durezza totale

(Metodo complessometrico)

PRINCIPIO

 

Dicesi "durezza" di un’acqua il contenuto complessivo di ioni calcio e ioni magnesio che conferiscono particolari proprietà. Altri ioni di metalli pesanti, come ferro, alluminio, zinco, manganese, ecc. sono apportatori di durezza, ma il loro contributo nelle acque naturali non è rilevante. È ormai superata la vecchia distinzione tra durezza permanente, che rimane in soluzione anche dopo una prolungata ebollizione, e durezza temporanea, che per ebollizione precipita sotto formo di CaCO3 e di Mg(OH)2.

Si preferisce invece caratterizzare un’acqua (specialmente se per uso industriale) mediante i due parametri della durezza totale e della alcalinità. 

Si esegue una determinazione complessometrica della somma calcio + magnesio, con nero eriocromo come indicatore.

Questa determinazione della durezza è basata sulla reazione:

EH2=  +  M2+         ME= + 2H+

che in campo alcalino ha un decorso veloce e quantitativo verso destra. Al punto di equivalenza si ha, al solito, l’identità tra equivalenti di EDTA (acido etilendiamminotetracetico) consumati ed equivalenti di ioni alcalino-terrosi presenti. Poiché tutti gli ioniche partecipano alla suddetta reazione sono incolori, il P.E. deve essere rivelato con l’aiuto di un indicatore. La spiccata tendenza dello ione EH2-2 a legarsi stabilmente con molti ioni metallici, è dovuta, sia alla funzione salificante dei carbossili, sia a quella complessante degli atomi di azoto. Esso forma così dei con molti ioni metallici sempre nel rapporto molare 1:1, indipendentemente dalla carica dello ione. Il complesso ottenuto deve avere un colore diverso da quello dell’indicatore al pH di esercizio ed inoltre deve essere più instabile del complesso metallo-EDTA (e quindi decomponibile dal reattivo titolante). Molti indicatori soddisfano a tali requisiti. Per l’analisi delle acque è particolarmente usato il NET (nero eriocromo T)

 

REAGENTI:

·                    EDTA 0,01 M.

Sciogliere in acqua distillata 3,72 g di sale bisodico di EDTA e diluire a 1000 ml.

Per controllare il titolo, si fa essiccare in stufa a 150-200 °C per 2 ore del carbonato di calcio purissimo, se ne pesano esattamente 50 mg e si sciolgono nella minima quantità necessaria di acido cloridrico al 10 %. Si elimina per agitazione l’anidride carbonica disciolta, poi si diluisce a 100 ml con H2O distillata. Si aggiungono 3 ml di una soluzione al 5 % di complesso magnesiaco poi si esegue la. Sono richiesti 50 ml di EDTA esattamente 0,01 M.

·                    Soluzione tampone a pH 10

Diluire 350 ml di ammoniaca concentrata con 300 ml di acqua distillata; aggiungere 54 g di cloruro d’ammonio sciolti a parte in 200 ml di acqua distillata e portare il tutto fino a 1000 ml con matraccio.

·                    Nero eriocromo T (NET)

La soluzione se non si trova già pronta viene preparata miscelando il NET con Cloruro di sodio, nel rapporto 1:100, entrambi in forma salina e ben polverizzata.

La soluzione di questo indicatore non è stabile..

APPARECCHIATURA:

·                    Buretta da 50 ml con accuratezza 1/25.

·                    Matraccio tarato da 1 litro per soluzione tampone.

·                    Recipiente per l’acqua da esaminare.

 

 

 

 

PROCEDIMENTO:

 

Ad un campione di 100 ml dell’acqua in esame, aggiungere 10 ml di soluzione tampone (prelevare con pipetta), una punta di spatola di nero eriocromo T e titolare con EDTA 0,01 M fino a viraggio da violetto-rosso a azzurro-bluastro.

 

ESPRESSIONE DEI RISULTATI:

a.                 Il risultato si esprime in mg/l CaCO3.

Durezza totale (in mg/l di CaCO3) = a * 1000 / c

dove a sono i ml di soluzione di EDTA impiegati, e c è il volume in ml dell’acqua in esame utilizzata per il saggio.

b.                 Il risultato si esprime in gradi francesi (°F).

Durezza totale (in °F) = a * 0,01 * 100

dove a è la quantità di EDTA utilizzata. Si ha anche che per ogni ml di titolante consumato corrisponde 1 grado francese di durezza.

CLASSIFICAZIONE DELLE ACQUE IN BASE ALLA DUREZZA:

Classificazione

Durezza in gradi francesi

Acqua molto dolce

0-4

Acqua dolce

4-8

Acqua a durezza media

8-12

Acqua a durezza discreta

12-18

Acqua dura

18-30

Acqua molto dura

>30

 

 

Durezza Permanente

Si fanno bollire 25ml di acqua presa in esame per 20 minuti circa; si lascia depositare il precipitato e si filtra “su filtro rapido “ Si riporta il filtrato  al volume iniziale di 25ml con acqua distill.. Si versa l’acqua in una beuta e si aggiungono 10ml di una sol. tampone pH ed una punta di spatola di NET e si titola con una soluzione di EDTA 0,01M ed avremo il viraggio dell’indicatore dal rosso vino all’azzurro.

 

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CLORURI

 

I cloruri possono provenire dalla dissoluzione di salgemma o indicare la presenza di acque di origine marina. In alcuni casi sono sintomo di inquinamento da scarico fognario.

La determinazione dei cloruri secondo MOHR utilizza come titolante una soluzione di Nitrato d’argento e a titolo noto, e come indicatore una soluzione  di Cromato di Potassio al 5% . Il pH in questa analisi deve essere compreso fra 5 ed 10.

La titolazione finisce quando compare il primo precipitato persistente rosso mattone.

Valore guida : 25 mg/l

Valore Max: 100 mg/l per acque dolci.

 

 

 

 

 

 

DETERMINAZIONI DEI CLORURI SECONDO MOHR

 

La determinazione dei cloruri di MOHR utilizza come titolante una soluzione di Nitrato d’argento e a titolo noto, e come indicatore una soluzione  di Cromato di Potassio al 5% questa analisi deve essere compresa fra 5&10,perché se la soluzione è la solubile Cromato D’Argento ed in soluzione basica precipitata l’Ag sotto forma di Ossido

La titolazione è una titolazione  diretta e si titola ad un volume di acqua presa in esame contenente ione cloruro e alla soluzione viene aggiunto 1ml d’indicatore

La titolazione finisce quando compare il primo precipitato persistente rosso mattone.

 

I mg/l di ione cloruro saranno dati da:

mg/l= N*V*10* PE(35,46)

 

 

 

 

 

 

 

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RISULTATI DELLE ANALISI

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

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CONCLUSIONI

 

 

Per comprendere i dati è opportuno tener presenti le potenziali fonti di inquinamento presenti nelle zone oggetto di prelievo.

Nella zona della gravina del Triglio, sita a monte, sono presenti colture di grano, vite, mandorli, oliveti e ortaggi. Pertanto possibili fonti di inquinamento sono i concimi e i pesticidi utilizzati per le colture.

Inoltre nella zona a monte giunge un effluente di scarico derivante dal depuratore di  Crispiano, oggi sottoposto ad un cresciuto carico, e che si riversa, inquinandolo ormai in modo permanente, in un corso d'acqua di modesta portata che attraversa la gravina e che scorre fiancheggiando l'acquedotto sotterraneo.

 

 

Nella zona considerata come valle, presso l'abitato di Statte, dove l'acquedotto emerge per un breve tratto, l'apporto inquinante dovrebbe ancora derivare dai fattori considerati sopra a cui vanno aggiunte le polveri che dal siderurgico di Taranto arrivano fino a Statte trasportate dal vento, mentre più a valle si sommano i contributi dovuti a lavorazioni tecnologiche presenti (masserie, industria di verniciatura, serre, siderurgia e cementificio).

Nell'interpretazione dei risultati inoltre è importante conoscere come varia la piovosità, causa di dilavamento degli apporti inquinanti. Pur non essendo stato possibile seguirne le variazioni in modo dettagliato, va considerato che in modo storico la piovosità si intensifica nel periodo Marzo-Aprile, periodo utilizzato per il secondo prelievo.

Anche se i dati a disposizione sono esigui, essendosi fatti solo due prelievi, agli inizi di Febbraio e a fine Aprile, è possibile comunque trarre alcune conclusioni, giovandosi dei risultati delle analisi effettuate in precedenza e riportate in bibliografia (5).

Colpisce, rispetto ai dati precedenti, l'aumento dei nitrati sia pure ancora nei limiti, la cui origine può derivare dai liquami e dai fertilizzanti.

Il livello dei nitrati si mantiene pressoché identico a monte e a valle e corrisponde a periodi di concimazione, effettuati a Gennaio ed Aprile, i cui valori risultano solo lievemente più bassi. Tuttavia la seconda concimazione  viene effettuata per colture poco presenti a monte, il cui valore relativamente  alto fa pensare comunque ad un apporto inquinante derivante dal depuratore di Crispiano.

L'andamento dei solfati, confrontabile con i dati precedenti,  può essere correlato a quello dei nitrati in quanto per le colture a vite si adopera per la prima concimazione solo solfato di ammonio e per la seconda solfato di ammonio e nitrato di ammonio. L'ammonio viene poi col tempo ossidato a nitrati, ma l'apporto di solfati è prevalente nella prima concimazione. I valori dei solfati dovrebbero perciò diminuire nel tempo, ma risultano invece anche lievemente più alti (monte) a causa del dilavamento conseguente ad aumento della piovosità.

Per quanto riguarda i fosfati si rileva, concordemente ai dati precedenti, la presenza certa di inquinamento, sia pure meno intenso. L'apporto inquinante può derivare sia dalle concimazioni che dagli scarichi del depuratore. I valori più alti riscontrati a monte in entrambi i prelievi paiono testimoniare infiltrazioni di effluente provenienti dal depuratore e la diminuzione osservata nel secondo prelievo deriva probabilmente dal fatto che la concimazione con anidride fosforica  per gli ortaggi viene effettuata solo nel periodo Gennaio- Febbraio.

I cloruri sono presenti in quantità superiore al valore guida ma entro i limiti , rimanendo nel complesso influenzati soprattutto dalla natura chimica del terreno.

I dati chimico fisici di conducibilità si mantengono parimenti costanti attorno ad un valore medio di circa 680 microsiemens/cm.

La durezza totale, tipica di un'acqua dura si mantiene costante nel tempo e i livelli di calcio e magnesio rispettano i rapporti derivanti dalla composizione delle rocce.

Nessuno dei metalli ricercati (Cr, Fe) è risultato presente, mentre non è stato possibile verificare la presenza di piombo, rame e in particolare mercurio( anticrittogamici) e nichel (metallurgia), ritrovati questi ultimi nelle analisi precedenti anche a monte.

 

Dai dati ottenuti emerge che l'acqua, sia a monte che a valle, risulta non potabile.

L'acqua, utilizzata oggi esclusivamente per scopi irrigui,  contiene comunque livelli di sostanze tossiche e nocive che possono alterare l'equilibrio dell'ecosistema producendo inquinamento ambientale.  Per questo è necessario un intervento di salvaguardia di questa importante opera di ingegneria idraulica, testimonianza del nostro passato.

Confidiamo che questo nostro lavoro congiunto possa contribuire alla conoscenza del problema e alla comprensione della necessità di un intervento di recupero.

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RINGRAZIAMENTI

 

Si ringrazia per la preziosa collaborazione:

 

à        il  GRUPPO SPELEO  di STATTE

à        il Prof. Angelo CONTE

à        i DOCENTI, l’Assistente tecnico e gli Alunni che hanno collaborato alle analisi

 

 

Realizzazione: Prof. A. GRECO - IPS "F.S. CABRINI" - TARANTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

 

(1) G.AMANDOLA, V.TERRENI - Analisi chimica strumentale e tecnica - MassonScuola VI edizione

(2) BIANUCCI & BIANUCCI - L’analisi chimica delle acque naturali ed inquinate - Hoepli Editore 1993

(3) A.CREA, L.FALCHET - Chimica Analitica - MassonScuola 1994

(4) STOCCHI - Chimica Analitica quantitativa - Edisco

(5) GENTILE, MAURO, FICOCELLI - Acquedotto del Triglio: Indagine su acqua di falda - Itinerari speleologici- Ottobre 1999

(6) COZZI, PROTTI, RUARO - Analisi Chimica Strumentale II ed. - Zanichelli

 

 

 

Html editino A.Greco2005

 

 

 

 

 

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